LATTUADA PIERLUIGI (Om Associazione per la medicina e la psicologia umanistica) Medico-chirurgo, specialista in psicologia clinica, psicoterapeuta. Contemporaneamente agli studi accademici ha seguito da un lato una formazione in medicina tradizionale cinese, medicina omeopatica e iridologia, dall'altro un percorso formativo in terapie psicocorporee con particolare attenzione all'approccio umanistico e transpersonale. Dodici anni fa il contatto con il Brasile e le pratiche sciamaniche sudamericane gli hanno consentito di percorrere un cammino personale di trasformazione che lo ha condotto, tra l'altro, ad elaborare con la moglie Marlene Silveire la teoria e la pratica Biotransenergetica. Ha pubblicato vari volumi tra cui: "Potere Spirituale e guarigione", "L'arte di guarire", "Messaggio d'amore", ecc....
COSA NE PENSA DELLAMORE?
PER LEI E POSSIBILE EVOLVERSI SENZA?
PER LEI E POSSIBILE ESSERE SANI SENZA?
PER LEI COSA SIGNIFICA, LUOMO VERSO IL 3° MILLENNIO?
CHE COSA NE PENSA DELLA, SPIRITUALITÀ OGGI?
LA SUA OPINIONE SULLA MEDICINA E SCIENZE OLISTICHE?
Amore è il si allesistenza che tutto comprende, la vibrazione madre di tutte le vibrazioni.
E un germoglio aprirsi, una pianta crescere, le foglie cadere, la neve sciogliersi, la terra franare, il sole splendere, la luna fare chiaro, le nuvole passeggiare, luragano sconvolgere, la marea salire, la pioggia scendere, il rumore del silenzio di una notte nel bosco, i rami degli alberi intrecciarsi e dialogare al vento, il respiro che va su e giù, un bimbo che nasce, una madre che invecchia, un fiore che appassisce, la tristezza e la gioia.
La crescita esponenziale dellinformazione trascina sempre più lindividuo lontano da se stesso, il radicamento allesperienza interiore è la condizione e la speranza per una spiritualità aconfessionale e non dogmatica nella quale luomo del terzo millennio possa ascoltare la voce del divino dentro di sé anziché le voci del marasma informazionale.
La scienza olistica non esiste, la medicina olistica per ora è solo una approssimativa aggregazione di diverse "medicine alternative". Deve ancora nascere una Coscienza olistica ed un Modo olistico di operare nel campo della salute.
Relazione:
BIOTRANSENERGETICA: Trasformarsi per guarire.
Quando ami o ti siedi in silenzio per nutrirti al verde delle colline, quando corri nei prati o sorridi a tua madre, quando piangi di dolore o stringi forte i tuoi pugni per la rabbia che a malapena riesci a trattenere in gola, quando bagni le piante del tuo giardino o sei intento/a a guadagnarti il pane quotidiano, quando giochi da bimbo/a o canti la gioia, quando respiri la brezza in riva al mare o guardi le stelle in una notte senza luna, quando preghi il tuo Dio o sali in cima alla vetta più alta, quando parli al tuo amico o consumi il tuo pasto, quando assisti al giornale o dirigi la tua auto, quando stringi una mano o guardi negli occhi, allora semplicemente vivi. Vale a dire fai esperienza diretta delle cose del mondo, SEI. Spesso però capita che tu voglia comunicare ad altri la tua esperienza, oppure che tu voglia semplicemente ricordartela, o spiegartela o imparare come ripeterla o evitarla. Se ad esempio tu dovessi cadere in un torrente ghiacciato in pieno inverno, facilmente, la prima cosa che faresti sarebbe quella di nuotare per cavarti da quell'impiccio, difficilmente mentre la corrente ti trascinerebbe a valle e l'acqua ti gelerebbe il sangue staresti a chiederti come ci sei finito lì.
Probabilmente una volta asciutto e ristorato incominceresti a cercare di darti una spiegazione e quando poi volessi raccontare la tua disavventura sceglieresti un ordine nel quale disporre la sequenza degli eventi. Chi ti ascoltasse non potrebbe, evidentemente avere un'esperienza diretta della tua esperienza, ma bensì avrebbe un'esperienza mediata dalla tua esperienza.
Un'esperienza mediata dalla tua rappresentazione della stessa. Risulta evidente, a questo punto, che la vita non è solo involontari tuffi in torrenti ghiacciati, ma anche rappresentazione di codesti tuffi. Non solo cadiamo nei torrenti, ma anche ci cadiamo in tanti modi diversi e lo raccontiamo ad altri. Questo insieme di esperienza diretta, esperienza mediata e modalità di esperienza, costituisce il mondo in cui viviamo. Sembra che non ci sia possibile liberarci dalla "condanna a rappresentare" la realtà in cui viviamo, pertanto riteniamo che valga la pena avere una "buona rappresentazione" della realtà. Intento di questo articolo è, tra gli altri, presentare una "buona rappresentazione" della realtà. Una buona rappresentazione ci aiuta a vivere meglio e ci avvicina alla verità. Ritornando al nostro esempio del torrente, se noi sappiamo che d'inverno l'acqua è ghiacciata e che è meglio non entrarci se non vogliamo rischiare una polmonite e che per non entrarci è meglio che ci teniamo lontani dalle pietre bagnate perchè sono instabili e scivolose, ci sarà più facile godere la bellezza dei salti delle sue acque bianche senza caderci dentro. Una buona rappresentazione del torrente ci aiuta a vivere meglio il nostro rapporto con lui, inoltre ci libera dalla necessità di continuare a rappresentarcelo. Se, infatti, fossimo convinti che le pietre del greto non siano scivolose, ad ogni passo rischieremmo di cadere e la nostra attenzione sarebbe assorbita dal tentativo di rimanere in piedi senza potersi dirigere al ritemprante contatto col torrente. Sembra pertanto che quanto meglio ci rappresentiamo la realtà tanto meno siamo costretti a rappresentarcela, e tanto più siamo liberi di vivercela. Dovrebbe essere chiaro a questo punto che rappresentare significa conoscere, cioè elaborare immagini mentali, produrre idee. La biotransenergetica vuole essere un buon metodo per insegnarci a guarire dai nostri disturbi e trasformare la nostra coscienza liberandoci dai vincoli della conoscenza e avvicinandoci all'essenza, cioè alla armonia con noi stessi, gli altri, il mondo spirituale. Un buon metodo, in definitiva per liberarci pastoie della mente e attingere alla saggezza del nostro cuore.
LA STORIA
Non vi è dubbio, a mio avviso, che ogni disciplina sia direttamente influenzata dalle esperienze e dalla personalità di chi la concepisce. Nel tentativo di ridurre il baratro esistente tra la teoria e l'esperienza, la conoscenza e l'essenza, racconterò alcuni degli episodi che più di altri hanno contribuito alla elaborazione della teoria e della metodologia Biotransenergetica.
OTTO LANZ E LA STRADA SCORDATA
C'era una volta un vecchio bianco che non ci sentiva da un orecchio. Se ne stava nel suo castello, in verità un moderno appartamento in una buona periferia di Milano, e da lì raramente usciva. Era solito ricevere amici e discepoli verso sera, poco dopo l'imbrunire, quando il caos e l'aria cattiva di Milano si facevano insopportabili ed un'oasi quieta era proprio ciò che ci voleva. Il vecchio parlava, i discepoli ascoltavano e facevano domande. Dopo ci si sdraiava su di un materassino a respirare e ascoltarsi. C'era chi pensava di fare rilassamento, chi training autogeno, chi, i più accorti, meditazione. Il vecchio enunciava concetti inusitati quali: "essere presenti a se stessi qui e ora", "smetterla di sapere senza disperare", "osservare i propri pensieri senza identificarsi". Il giovane medico non capiva, ma quando usciva di lì si sentiva così bene che finì con l'andarci volentieri. Nella sua mente, però, cominciava a crearsi della confusione, c'erano dei tasselli che non si incastravano. Un giorno decise di chiarirsi i suoi dubbi e chiese al vecchio: "Ma se noi restiamo sempre nel presente come a facciamo a pensare al modo migliore per affrontare i problemi che potrebbero presentarsi domani?" Il vecchio, pur sentendoci poco, quella volta capì all'istante e subito rispose:" Sei fuori strada, non hai capito niente". Il giovane medico decise che era quel vecchio rimbambito a non capire e se ne andò chiudendo la porta alle sue spalle per non più tornare. Ma si portò il vecchio e le sue parole astruse con sé. Sempre più spesso si trovava a respirare e ascoltarsi in silenzio, capitava anche che, nelle discussioni con amici e colleghi si trovasse a sostenere: "Ciò che conta è il presente, bisogna imparare a restare nel qui ed ora". Ancora, però, non capiva perchè.
MAE DIVINA E LE STELLE DIVERSE
Il tramonto finiva di farsi rosso, le prime stelle diverse gia aspettavano la luna sistemarsi di traverso nel cielo del bairro Aparecida quando, caldo di febbre e fervore, salivo le scale sapide d'aglio della "Tenda espirita Pai Cruzeiro de Roma". Dentro, i canti sparsi dovunque rendevano lo spazio denso dal moto occulto di forze presenti, le statue e le immagini sommarie di santi e demoni, vecchi ricurvi e profeti di casa, conferivano storia alle mura nere dal fumo, i volti, più che altro poveri e neri coloravano il resto di antico sudore, il calore rappreso nelle panche scomposte sotto un tetto d'amianto ricordava a chiunque di stare nel lato scordato. Da parte mia sentivo la febbre togliermi le forze e scaldarmi la testa con pensieri confusi, provavo estraneità e nessun amore per quel luogo abitato dal rumore impreciso del conforto a buon mercato. Stavo male e non c'era nulla di diverso che potessi fare. Dopo che danze, canti ed incensi resero l'atmosfera propizia le anime discesero per la dovuta carità. A quel punto, pai Cruzeiro, attuando mediante mae Divina (come poi mi spiegarono) mi indicò tra il folto pubblico chiamandomi al centro del terreiro, ivi ricevetti i cosidetti "Passes" e presi a vibrare in tutto il corpo. Il tremore che saliva dai piedi gradualmente coinvolse tutto il mio corpo ed il mio essere più profondo al punto che caddi al suolo in stato di semi incoscienza. Sentivo voci chiamarmi per tornare, altre parlarmi di angeli e guide, ma non vi presentai molta attenzione. Quando mi riebbi e mi alzai, stava ad attendermi una piacevolissima sorpresa: Mi sentivo fresco e leggero la febbre se ne era certamente andata e con essa la confusione nella testa, i miei occhi si erano fatti chiari, il mio cuore aperto. Guardavo, infatti quell'ambiente e quelle persone e vedevo qualcosa di completamente diverso da ciò che avevo visto fino ad allora: Gli sguardi che incontravo erano luminosi e brillanti, ciò che fino a mezzora prima mi appariva ignoranza e approssimazione ora vedevo come saggezza e genuinità, ciò che prima mi sembrava miseria ora diventava umiltà, il senso di estraneità aveva lasciato il posto ad un sentimento di appartenenza e di amore profondo per tutte le persone e le cose che mi circondavano. Me ne andai diverso, come il serpente lasciandomi dietro la pelle vecchia. Il Brasile vuole il tuo cuore. Rimasi confuso, sorpreso, affascinato, a poco a poco compresi il Brasile vuole il tuo cuore.
Ma non è come dirlo: Tutto ciò che prima mi sembrava importante, si rivelò assolutamente inessenziale. I miei punti di riferimento culturali cominciarono a vacillare, mi sentivo in conflitto con me stesso, c'erano giorni in cui la mia testa si faceva calda, il mio collo si irrigidiva, il mio respiro diventava corto. Non serviva la mia conoscenza, il Brasile voleva me stesso. Conobbi la magia dell'Umbanda che curava con l'amore e la carità del mondo spirituale, conobbi i riti sciamanici degli Indios dello Xingù che guarivano grazie alla forza degli elementi, conobbi medici e psicologi che deposero la loro scienza e conoscenza al servizio dell'uomo, attingendo con umiltà all'amore dell'Umbanda e alla forza dell'Indios. Assistetti a leucemie acute guarire con trasfusioni spirituali "passes", visualizzazioni e voli di colombe, vidi mae do Santo operare spiritualmente aneurismi cerebrali e guarirli completamente, vidi un giudice guaritore sciogliere in alcuni minuti tumori grossi come arance con l'assistenza della sua guida spirituale. Presso i Kayapòs, tribù indios dell'amazzonia fui testimone di altri fatti miracolosi. Tra l'altro vidi un pajè (sciamano) estrarre direttamente attraverso la cute del collo, una spina che si era conficcata nella gola di una giovane india. Questi cantò, danzò, fumò, dopo succhiò e la spina semplicemente passò dalla gola di lei alla mano di lui. Vissi anche sulla mia pelle numerose esperienze di ordine straordinario come ad esempio la seguente: Durante una mia permanenza in Brasile soffrii un grave incidente d'auto. All'ospedale, tra l'altro mi diagnosticarono una frattura dell'acetabolo, la zona del bacino dove viene accolta la testa del femore. La diagnosi fù espressa dal radiologo sulla base del referto radiografico, confermata dall'ortopedico del pronto soccorso e ulteriormente verificata da visite successive. Quando mae Divina, che nel frattempo era diventata mia amica, venne a trovami e mi vide a letto ingessato, decise che doveva intervenire. Si mise il vestito bianco, le collane defumò la stanza, cantò i suoi canti e dopo operò una chirurgia psichica sul mio bacino. Mi disse che avrei dovuto rimanere immobile per tre giorni e che poi sarei completamente guarito. Dopo qualche giorno venni trasferito in Italia in carrozzella e mi recai subito all'ospedale ortopedico Gaetano Pini di Milano. Due assistenti, un radiologo ed il primario della prima divisione osservando le lastre eseguite in Brasile, confermarono la diagnosi e aggiunsero che ero stato fortunato perchè non si era sfondata la capsula articolare. Mi dissero anche che avrei dovuto restare in assoluto riposo per due mesi per permettere la ricomposizione della frattura e per ridurre al minimo le conseguenze (artrosi) che in ogni caso avrei sofferto. Ad ogni modo per prassi e precauzione, rifecero le lastre dalle quali risultò che non esistevano nè frattura nè esiti. Uscii dall'ospedale con le mie gambe e con una forza nuova.
UNA FORZA NUOVA.
E' facile capire come di fronte al ripetersi di esperienze simile non potessi comportarmi come se nulla fosse successo, non potevo chiudere gli occhi e la mente nascondendomi dietro il baluardo scientista della suggestione. Cominciai a cercare una via che mi consentisse di onorare la mia natura, mantenere la connessione con il flusso interconnesso che sembrava sempre più abitare ogni evento, rispettare quelle leggi universali che sembravano svelarsi oltre le nebbie della mia mente. Trovai nei mistici di ogni tempo e nella fisica moderna il substrato di conoscenza ed esperienza del quale nutrire il mio anelito all'armonia. Mi resi ben presto conto che scienza e misticismo ormai concordavano su molti punti importanti: - tutto ciò che è vivo si muove con ritmo. La pulsazione biologica si esprime in una incessante alternanza di contrazione e rilassamento.
Da queste osservazioni nacque una prima considerazione: il rispetto della pulsazione biologica è condizione necessaria per il benessere, l'interferenza con tale pulsazione è fonte di disagio e patologia.
- Ogni sistema vivente in quanto modello ritmico, è in incessante interazione con altri modelli ritmici su diversi piani di esistenza che sussistono uno nell'altro ed uno per l'altro.
Per comprendere il vivente è necessario pertanto avere una visione dinamica , unitaria, interconnessa. Nacque così il concetto di Transe in quanto "unità fondamentale di interazione tra sistemi viventi". Ogni individuo è in transe, l'universo è in transe, ogni comportamento, ogni stato d'animo e di conseguenza esprime un particolare transe che può rivelarsi più o meno armonico, più o meno equilibrato. La chiave per la guarigione e la trasformazione della coscienza risiede pertanto nella capacità di "cambiare transe".
- La materia che noi possiamo vedere e designiamo come tale, è in realtà un'insieme di vibrazioni in un campo particolarmente concentrato. Le diverse vibrazioni possono "entrare in fase" tra di loro ed esprimere così una "risonanza armonica" oppure produrre "onde di interferenza" ed esprimere così disarmonia. L'unica possibilità che intravidi a quel punto fu quella di elaborare un approccio terapeutico che non fermasse la vita imprigionandola, che non separasse l'uomo da se stesso combattendo la sua parte malata, che non bloccasse il fenomeno ma lo permettesse, che non si limitasse a ciò che si può vedere, misurare e toccare, ma che riconoscesse alla vita quella sua dimensione impalpabile e trascendente percorsa dalla coscienza e animata dalle istanze dello spirito.
Fu così che cominciò a germogliare nel mio cuore la Biotransenergetica, la quale prese forma nell'incontro con Marlene, mia moglie.
BIOTRANSENERGETICA: LA VISIONE SOTTILE
-Biotransenergetica è una disciplina psico-spirituale che vuole favorire la piena espressione
della nostra "natura intima o essenza spirituale" e padroneggiarne le qualità.
Trova le sue radici nella "tradizione primaria" frutto dell'anelito primordiale dell'essere umano
a comprendere la natura ed armonizzarsi con essa.
Questo slancio originario diede vita allo sciamanesimo alle prime "religioni della natura"
amorali ed estatiche per le quali esiste una "unità fondamentale del creato".
Come per la religione originaria, anche per il modello teorico della Biotransenergetica, il mondo minerale, vegetale, animale ed umano, il mondo sottile degli spiriti e delle divinità esistono uno dentro l'altro e uno per l'altro.
Sintetizzando, due possono essere considerati i momenti centrali in Biotransenergetica:
Contatto e Transe.
- Contatto con la propria essenza significa cogliere l'unità fondamentale del creato dentro di sé.
Il contatto si realizza quando noi impariamo a restare di fronte a noi stessi anzichè andare via. Restare significa sviluppare qualità come: la capacità di osservazione, ascolto, accettazione, fermezza, intento, responsabilità, consapevolezza.
Così facendo noi possiamo riconoscere il flusso delle forze che ci abitano.
-Transe significa diventare quelle forze anziché opporvisi.
Significa sviluppare qualità quali l'umiltà, la compassione, la fiducia, l'abbandono, l'amore per ogni manifestazione del vivente. Padroneggiando il Transe noi possiamo "fare del due l'uno", vale a dire creare la condizione per superare ogni conflitto che è appunto contrapposizione di due forze opposte. Padroneggiando il Transe noi possiamo trasformare ogni nemico in alleato, ogni sintomo in messaggio, ogni forza nella nostra forza. Possiamo conoscere e armonizzarci con le forze della terra, dell'acqua dell'aria, del fuoco. Possiamo trattare ogni evento, sia un emozione od un desiderio, un pensiero che ci ossessiona o l'angelo custode come un'entità con la quale è possibile entrare in transe.
Possiamo trovare il nostro posto tra le foreste e l'oceano, gli animali e le pietre, le cascate e la luna quale manifestazione stessa del divino.
UN ESPERIENZA DI AUTOGUARIGIONE
Mi sdraio, le braccia le gambe allungate. Resto semplicemente li. Dò un pò di tempo al mio corpo per adagiarsi, rilassarsi, abbandonarsi. Dò un pò di tempo al mio respiro per farsi ampio lento e profondo. Dò un pò di tempo alla mia mente per farsi più vuota, libera.
Non c'è nulla che io debba fare, nessun obiettivo da raggiungere, nessuna domanda cui rispondere, nessuna strada da percorrere.
Riconosco la profondità di questa dimensione, la dimensione del non fare.
Sono aperto e disponibile, il fiume dell'esperienza mi attraversa, osservo e dico si. Osservo le informazioni che emergono dal mio organismo a livello fisico, energetico, emotivo, mentale.. Sento una tensione allo stomaco, un crampo che stringe e toglie il respiro, chiude il passaggio all'aria, blocca il diaframma. La tensione si proietta alle spalle e lungo la nuca. Blocca anche la gola. Non riesco a lasciare che il respiro si faccia profondo circolare. Sento la mia energia ferma a livello del petto e della pancia, il plesso solare è compresso, pulsante. Avverto disagio, fastidio, insofferenza. Ho pensieri di aggressività, ricordi di incapacità ad autoaffermami, a far valere me stesso, le mie decisioni, a valorizzare le mie capacità, mi vedo piccolo, pallido, fragile, che non conto nulla. Ho paura che gli altri se ne accorgano, non mi diano importanza, rivivo situazioni di mancanza di considerazione, mi sento in ansia.
Penso al guerriero che vuole e può, lo vedo rosso e potente, la spada sguainata, il suo cavallo bianco. Ho bisogno di quella forza, sento la sua vibrazione, chiedo determinazione, decido che questo è il momento per farla finita con il fardello che mi chiude lo stomaco. Vedo un muro a livello del diaframma, subito ho la chiara certezza che adesso scomparirà e con esso la mia gastrite. Osservo il muro e lo vedo sbarrare il traffico di una grossa autostrada, auto scorrono e si fermano in prossimità del muro. Il guerriero anima l'ira distruttiva che guida la mia fantasia. Arriva un camion carico di dinamite dal quale scendono uomini blu che sistemano l'esplosivo in punti strategici, piazzano il detonatore e tutto esplode. Il muro si sgretola e dal crollo procede un canto di liberazione. Il respiro si fa profondo e leggero a livello dello stomaco, ma ancora sento e vedo macerie ostruire il passaggio. Adesso arrivano ruspe che raccolgono i detriti su dei grossi camion. si tratta di una operazione minuziosa che non ha termine fino a che l'ultima manciata di terra non è stata rimossa. Camion partono carichi, altri ne arrivano, poi si presentano autobotti con getti d'aria, stradini con pali e ramazza. Ora il transito è ripristinato, la dove c'era il muro le auto sfrecciano e si perdono all'orizzonte. Abbandonato al ritmo ampio e profondo del respiro sento salire in me l'energia del guerriero. Sgorga un suono dalla mia anima, si libera un movimento dal mio corpo, entro nel transe del guerriero, danzo, canto. Mi offro alla determinazione che sento salire in me, alla forza che contrae i muscoli del mio corpo, gonfia il mio petto, erge il mio capo, guida il mio braccio. Nell'espirazione, nel suono, nella danza, si perdono i timori e la paure, le preoccupazioni, il senso di inadeguatezza, l'incapacità ad affermarmi, mentre si fa strada in me, grazie alla forza determinata che sento nutrire le mie cellule, la volontà di autoaffermazione, il senso di potenza, l'assertività, la precisa chiarezza del guerriero che vuole e può.
Un esperienza di trasformazione:
Quando Elisa si stende a pancia in su, io sono seduto dietro lei. La invito a restare a non fare nulla, entro a mia volta nella dimensione del non fare:
"Ora lascia un pò di tempo al tuo corpo per rilassarsi, semplicemente restare qui e abbandonarsi. Ora lascia un pò di tempo alla tua mente per andare più adagio e calmarsi. Non fare vuol dire non rincorrere i tuoi pensieri ma anche non scacciarli se questi si presentano. Ora lascia libero il tuo respiro la tua bocca aperta. Resta nel non fare per alcuni minuti.... Vedi le zone chiare, le zone scure, le zone vitali o le zone bloccate, le zone cariche o le zone scariche, le zone bisognose o le zone disponibili. Procedi ascoltando le tue sensazioni fisiche, anche le più banali quali pruriti o formicolii. Ascolta poi le tue sensazioni energetiche, vegetative più sottili quali il tuo respiro, il tuo cuore, il movimento dei tuoi visceri, le pulsazioni i battiti, il movimento dei tuoi fluidi corporei e cosi via. Potrai poi ascoltare le informazioni che arrivano da un livello ancora più profondo quali gli stati d'animo, i sentimenti le emozioni, bisogni o desideri che vogliono esprimersi. Potrai anche osservare eventuali immagini, fantasie, pensieri ricordi che dovessero affiorare. Verbalizza tutto ciò cui assisti descrivendo al presente, nei minimi particolari."
"Mi viene da ridere". Elisa ride, il suo corpo sussulta nervosamente. A mia volta entro nel transe di Elisa e avverto un grosso peso sullo stomaco una tensione al collo, nuca, mandibola, occhi. La gola mi si chiude. Vedo un colore giallo grigiastro sul suo corpo ed una vasta zona scura che si estende dallo stomaco alla testa in corrispondenza delle sensazioni spiacevoli. Mentre lascio correre le mie mani lungo le linee di minor resistenza verbalizzo ciò che sento: "Sento un grosso peso sullo stomaco, la gola si chiude, la nuca e la mandibola sono contratte, gli occhi serrati......
"Mi viene da vomitare".
"Parlami un pò di questa sensazione". Nel frattempo le mie mani scorrono sulla nuca, sul collo, sulle spalle, sulla schiena, sulla pancia di Elisa,
"E' un peso sullo stomaco".
"Parlami un pò di questo peso, che forma, che colore, che consistenza ha?" "E' una pallina da tennis sporca".
"Cosa ne vuoi fare di questa pallina?"
"Liberarmene".
"Come pensi di liberartene?"
"Gettandola via".
"Tu ti comporti sempre così con i tuoi ospiti?" "Cosa centrano gli ospiti?"
"Se quella pallina è li nel tuo stomaco forse ha qualcosa da dirti." "Cosa può dirmi una pallina da tennis?"
"Potresti provare ad ascoltare".
"D'accordo."
Entro nello stomaco di Elisa respiro con il ritmo che sento li, divento la pallina lascio uscire il suono che abita nella mia gola. Elisa comincia a respirare nel suo stomaco dapprima timidamente, poi più intensamente, un leggero suono comincia ad uscire dalla sua gola contratta. Il mio suono si apre sempre più, il mio petto si espande, le mie mani scivolano sul corpo di Elisa, toccano la dove c'è difficoltà, accarezzano o premono, massaggiano o semplicemente si adagiano.
"Sento il mio stomaco farsi sempre più pesante, la pallina diventa sempre più grande, i miei occhi si chiudono, la mia mascella si contrae."
"E' una sensazione nuova o una sensazione che conosci?"
"La conosco".
"Guarda ci sono immagini, fantasie, ricordi?"
"Nel frattempo le mie mani si muovono sul suo stomaco con un movimento di dispersione". "Sono a casa mia in Sicilia, Ho diciotto anni, voglio andarmene".
"Cosa intendi?"
"Voglio andare via, voglio andare a Milano, Ho già pronte le valigie, ma mia madre sta male, non vuole che io vada. Io mi sento in colpa, mi sale la rabbia."
"Cosa fai ?"
"Me ne tomo a letto, stringo gli occhi, chiudo la bocca, mi tappo le orecchie".
"Pensi che questa sia la soluzione migliore?"
"NO"
"Tu sei abituata a scegliere le situazioni peggiori?"
"Vuoi continuare a farlo?"
"NO"
"Se non chiudessi i tuoi occhi cosa faresti?"
"La sentirei lamentarsi".
"Se non chiudessi la tua bocca cosa faresti?"
"Le direi ciò che avrei da dirle".
"Cosa avresti da dirle?"
"Tante cose".
"Vuoi farlo?"
"Si".
"Parla al presente come se tu fossi là".
Le mie mani nel frattempo si muovono su nuca, gola mandibola.
Elisa urla la rabbia, esprime il dolore e la comprensione, chiede rispetto, trova la forza.
La palla nello stomaco si scioglie in sospiri di sollievo, sgorga con umide lacrime, si perde nella leggerezza del corpo e nell'abbandono della mente