UNA RAGAZZA SOLA di: Remo Isacco

 

Era seduta su una panca in un giardino di fronte a me, era una bella ragazza giovane, non c’era nessuno vicino a lei; era sola. Notai la sua tristezza dal suo sguardo fisso in qualche parte, senza espressione. Una signora di passaggio si fermò davanti a lei dicendole: “Come stai? Sei sola?”. La ragazza rispose: “Si sono sola, io sono sempre sola! Sono una bestia rara che nessuno vuole vicino, perché faccio paura!”. La donna non fece alcun caso a quanto aveva sentito credendo ad una battuta scherzosa, si allontanò dicendo: “fammi un saluto a casa”. Io rimasi a guardarla per alcuni minuti; avrei voluto parlarle, farle coraggio, dirle che, ogni tanto, ciascuno di noi è solo, ma rimasi lì come impietrito, sentivo una grande pena che mi opprimeva e non dissi nulla perché avevo capito molto bene il significato delle sue parole. Mi alzai dalla panca, la guardai in viso, sembrava che avesse una specie di timore e che stesse male, i suoi occhi erano lucidi come chi trattiene a forza le lacrime, allora le domandai se si sentisse male, se potevo fare qualcosa per lei, mi disse di no, che non potevo fare nulla. Mi ringraziò per averla capita e le mie parole, se anche poche, l’avevano consolata da sentirsi un po’, risollevata. RIFLESSIONI. È vero che una parola buona, detta con garbo al momento giusto possa rasserenare un’anima in pena? (penso proprio di si).

Remo Isacco ha lasciato questa dimensione umana da poco tempo, e questo suo scritto è un omaggio alla sua sensibilità.