L’Emporio
di Zia Cesira
A cura di Fabrizio Diolaiuti
Nello strano negozio della zia Cesira, c’era di tutto: dall’abito da sposa alla tuta per operaio, dai palloni di gomma alle matite e quaderni per la scuola. Una cosa mancava, la televisione. Era la fine degli anni sessanta e la tv incominciava ad entrare in tutte le case. Vi ricordate, c’era il trasformatore da accendere e la tv dei ragazzi iniziava alle 18. Adesso tutte le cose che erano nell’Emporio della Zia Cesira, sono dentro la televisione. Dentro la TV c’è veramente tutto. Reality, festival, giochi, la vita in diretta, fiction, i pacchi, le tre scimmiette… a ben vedere, però una cosa manca. Mancano coloro che hanno dei seri problemi fisici. Chi vive in carrozzina si vede in tv solo quando viene abbracciato dal Papa.
Oltre alle barriere architettoniche,
purtroppo esistono anche barriere di tipo mediatico, muri che oscurano dalla Tv
chi è stato colpito da malattie croniche o incidenti gravi.
Bisognerebbe
fare qualcosa e promuovere,
attraverso l’informazione partecipata, l’ abbattimento di barriere
relazionali presenti all’interno della società
moderna e globalizzata che spesso isola, emargina, relega in spazi culturali
circoscritti le sue parti più
deboli. Bisognerebbe dare voce alle tante Associazioni per disabili
presenti sul territorio toscano ed italiano che “esistono
parallelamente” alla vita
quotidiana del mondo dei “normali” e che
trovano pochissimi spazi e momenti di interazione. Queste numerose
associazioni sono gestite con amore e professionalità dagli operatori del
settore e dalla generosa rete del volontariato ma difficilmente
hanno voce sui media
tradizionali e di massa perché
relegati nella “stanza buia” delle coscienze individuali.
La nostra regione
Toscana e’ sede di molteplici
Centri che operano con il sostegno della Istituzione Regionale e del CESVO,
e molteplici sono le associazioni di
volontariato impegnate in esperienze che si esprimono in ambito locale a
favore delle classi più deboli e dei disabili, ma credo che troppo poco si
sappia di loro.
Mi piacerebbe tanto,
prima o poi, fare un programma televisivo su queste tematiche. Per ora non ci
sono riuscito perché mi hanno sempre detto che la sofferenza quotidiana e vera,
non fa ascolti non è mica come quella dell’isola dei famosi. Digiuni, bizze e
lacrime dei Vip, ci vuole roba del genere per tirare su l’indice d’ascolto.
Ma la RAI non dovrebbe
essere prima di tutto un servizio pubblico? E pensare che pago anche il canone!