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Spesso, durante i colloqui informativi che mi trovo a sostenere con aspiranti allievi e non, riguardo il corso di Shiatsu, mi trovo a rispondere a delle domande che mi lasciano perplesso. Questo accade non perché la domanda sia “inutile” o “fuori luogo”, ma bensì perché mi rendo conto che la conoscenza di questa materia spesso è pressoché nulla se non addirittura scorretta.
Ecco dunque questo articolo che vuole cercare di far capire meglio cosa è e cosa insegna lo Shiatsu metodo “Energy Touch”, cercando anche di far capire su quale logica è stato costruito.

Lo Shiatsu, come spesso ripeto fino alla noia, non è un massaggio! Da massofisioterapista quale sono questo concetto mi è stato noto fin dalla prima conoscenza che ho avuto su questa materia. Mentre il massaggio infatti ha come principale campo d’azione il sistema muscolare, che tratta con tecniche manipolative atte allo scioglimento di eventuali tensioni venutesi a formare per diversi motivi, lo Shiatsu pur toccando, esercita solo ed esclusivamente pressioni su determinate zone del corpo allo scopo di ripristinare il circolo energetico.
Questa differenza fa sì che le due terapie siano completamente diverse e non paragonabili fra loro.
Affondando le radici in oriente, questa tecnica nasce da una delle filosofie più antiche del mondo giungendo a noi inizialmente con la metodica ideata dal maestro “Masunaga” che, prima collaboratore del fondatore dell’unica scuola riconosciuta in Giappone, ovvero il maestro “Namikoshi”, sviluppò una propria tecnica cambiando l’obbiettivo finale della cura. Mentre Namikoshi infatti si concentrava sulla cura dei sintomi, cercando di prevenire e curare le malattie, Masunaga spostava l’attenzione sulle cause adottando uno stile più generalizzato che ripristinasse l’intero equilibrio energetico dell’organismo.
Come si può evincere dunque, le due metodiche se unite in un'unica tecnica, andrebbero a intervenire sulla patologia sia sulle cause (Masunaga) sia sui suoi sintomi (Namikoshi).
Qui nasce il metodo “Energy Touch”, che oltre a quanto sopra espresso si propone di guardare al campo energetico con anche tutte quelle nozioni che derivano da filosofie diverse integrandone i principi e cercando di costruire un quadro più complesso della sua anatomia e delle sue funzionalità.
Nei miei primi anni di studio, imparai che nel nostro campo energetico esistevano dodici meridiani che si dividevano in 6 ynn e 6 yang, classificabili anche come 6 corti e 6 lunghi, più un meridiano, anch’esso divisibile in due parti, ovvero frontale e posteriore, che divide il corpo umano verticalmente chiamato vaso governatore.
Con il progredire delle conoscenze e con l’entrata nella Homo Sapiens, la visione “Vedica” del campo energetico ha di fatto chiuso il cerchio riguardo la comprensione di tutte le strutture energetiche presenti formando un quadro completo della loro interazione.
Ecco infatti che possiamo “vedere” agire contemporaneamente nuclei, chakra, meridiani, canali e livelli abbracciando tutta la sfera energetica che ci appartiene.
Tutto questo però non è ancora sufficiente per capire l’esatta dinamica della patologia nel momento in cui esplode nel corpo. Perché come è vero che una tecnica, se eseguita bene, può portare a buoni risultati pur non comprendendone il perché, è altrettanto vero che conoscerne il funzionamento da all’operatore la possibilità di crescere e magari sviluppare autonomamente tecniche più mirate o semplicemente più adatte al momento, al paziente e alla patologia su cui si interviene.
Questo punto, secondo il mio personalissimo parere, fa la differenza vera fra gli operatori.
La curiosità, la volontà, il piacere della conoscenza sapendo sempre di non possedere la verità assoluta e permettendo dunque una continua evoluzione e perché no, una rivoluzione del proprio pensiero, spingono l’operatore a fare propria la tecnica e di conseguenza ad agire secondo la propria logica e non secondo quella dell’insegnante o quella della tecnica stessa che, pur osservandone le basi ed i principi, non può e non deve essere in alcun modo fossilizzata.
Tutto ciò che si occupa di benessere o terapia infatti non può fermarsi, ma deve necessariamente evolvere in base alle nuove scoperte in quanto non parliamo di un evento storico sicuramente accaduto e non modificabile, ma di un continuo divenire che si presenta sotto ogni forma possibile.
Questo è il Tao! La continua trasformazione, l’eterno cambiamento a cui ogni cosa è sottoposta, l’equilibrio impermanente che traccia il cammino di ciò che è, sia questo astratto o materiale, nel tempo e nello spazio.
Il Tao è un concetto talmente semplice da diventare un elaborazione mentale troppo complicata, è talmente profondo da essere la base di ogni pensiero superficiale e talmente superficiale da costituire la profondità stessa del suo essere.
Su questo concetto si snoda il percorso che vuole intraprendere il metodo “Energy Touch”. Cerca di approfondire e relazionarsi continuamente con il Tao, di percepire la malattia come un evoluzione naturale di un disequilibrio in base ad un sistema di riferimento sano, in uno dei tre elementi che compongono l’essere umano ovvero corpo, struttura ed energia.
Questi tre elementi vengono in una prima fase analizzati come elementi staccati l’uno dall’altro scoprendo che in ognuno di loro troviamo a sua volta tre elementi per poterli definire. Poi passeremo alla ricomposizione trovando i legami che permetteranno di ricostruire nel nostro pensiero, una visione d’insieme di come questi elementi interagiscano e si influenzino uno con gli altri.
Cercheremo poi di scoprire come gli stati d’animo di una persona vadano ad intervenire sulle strutture energetiche andando a costituire la base su cui la patologia svilupperà la propria forza. Approfondiremo dunque il tema della psicosomatizzazione cercando i riferimenti nella struttura energetica. Infine dedicheremo moltissimo spazio al mondo dell’energia, alla comunicazione energetica all’interno del corpo, a come le varie strutture anatomiche si “parlino” e si trasferiscano dati per poi comprendere come la nostra azione possa ristabilire il suo equilibrio.
Personalmente mi aspetto che chiunque voglia intraprendere questo viaggio sia disposto a mettere in discussione tutto il proprio sapere per rivoluzionarlo e poi riconfermarlo tramite le domande che nasceranno che ritengo il miglior strumento di conoscenza che la natura ci abbia donato. La domanda è fondamentale per crescere, mentre la risposta rappresenta solo il pretesto per una nuova domanda. Il percorso fra queste è ciò che fa di noi esseri in grado di migliorare e la consapevolezza di non sapere ci mette nella posizione di essere aperti al cambiamento, all’accettazione di scoprire le nuove diversità e ampliare la nostra conoscenza per poi sviluppare nuove idee da verificare nella pratica e nella logica.
Mettere ordine nel caos è il compito di questo corso ed io mi impegno ad essere d’aiuto a chi lo voglia come loro saranno d’aiuto a me.
Lo Shiatsu, come tutte le metodiche terapeutiche esistenti, è una tecnica per agire sul prossimo ma anche, se vista nella maniera corretta, un modo per conoscerci meglio.