Sintesi del messaggio di Ruben
di Giuliana Menotti
Il 10 e 11 giugno, abbiamo avuto l’onore di avere con noi il Maestro Ruben .
Ruben, come vuole essere chiamato, durante il seminario ci ha onorati delle sua esperienza “Il cammino del guerriero”. Su cosa si basa questo cammino; il cammino del guerriero si basa principalmente sull’onestà, la disciplina, l’ordine. Qualità indispensabili per potersi definire guerrieri. È un cammino interiore di rettitudine ed equilibrio, quindi come prima cosa l’aspirante guerriero deve imparare ad essere in equilibrio principalmente con se stesso, di conseguenza con il resto del mondo. Il guerriero deve essere attento a tutto quello che produce con il proprio atteggiamento; è un cammino di prove a volte anche molto dure, ma è anche un cammino di liberazione. La liberazione avviene quando il guerriero si è liberato di tutto quello che si porta a presso in qualità di vecchie zavorre, di ombre, di condizionamenti. La libertà da tutto ciò porta il guerriero ad essere libero ed a camminare nella vita senza pesi inutili. Ma partendo con ordine, Ruben ci ha spiegato, usando l’esempio della sedia, cosa significa essere in equilibrio, la sedia ha quattro gambe, queste quattro gambe possono essere paragonate ai nostri quattro corpi; corpo fisico, corpo emozionale, corpo mentale, e corpo spirituale, se una di queste gambe è un pochino più corta, la sedia perde di stabilità e non è più in equilibrio, quindi, quello che avviene è una perdita di stabilità che riguarderà anche le altre tre gambe o corpi. È importante da capire che per la nostra stabilità o equilibrio tutti i nostri corpi devono suonare la stessa melodia, crescendo insieme. Ha anche detto che la prima aura è “ il corpo”, come si muove, che posizione assume, come si esprime.
Ha detto che spesso in giro per il mondo qualcuno gli chiede se lui è in grado di vedere l’aura intorno al corpo fisico con i vari colori, e lui, risponde dicendo: “ Sì”, ma dice anche, che non importa vedere l’aura intorno alle persone, è sufficiente guardare il suo corpo (la prima aura) se ha dei problemi fisici, il suo equilibrio non è corretto, qualcosa non va nella vita di quella persona, se tende ad avere la schiena storta, o il collo ripiegato in avanti, di nuovo qualcosa non va e poi, quello che mangia, quello che beve ecc. ecc. questo secondo Ruben è il primo modo per guardare l’aura.
Il guerriero è in cerca della verità e non si fermerà fino a che non l’ha trovata, il guerriero ha capito che la vita gli è stata offerta come esperienza per evolversi e non per accumulare potere o beni materiali, il guerriero cerca la libertà da tutto ciò che lo può fermare, i possessi non fanno per lui, perché è qui per usare ciò che la vita gli offre come opportunità, ma non per possedere, ha capito che quello che è importante non sono i beni materiali, ma bensì, la conoscenza, la consapevolezza, la coscienza di se. Puoi continuare a fare quello che più ti piace, ma con consapevolezza, con comprensione. Cosa bisogna innanzitutto capire? Noi stessi! Cosa veramente vogliamo e dove vogliamo andare e chi veramente siamo! Consapevoli del fatto che non vivremo per sempre! Questa vita va sfruttata bene, va usata correttamente altrimenti andrà sprecata, altrimenti ce ne andremo con l’amarezza e il dispiacere di avere vissuto inutilmente, di avere basato il valore della vita su falsi tesori, su tesori che non hanno nessun valore nella realtà dell’esistenza.
Il
cammino del guerriero non è adatto a chi non vuole mettersi in discussione, non
è adatto a tutti coloro che non sono disposti a guardarsi con introspezione, non
è adatto a chi vuole mantenere statica la sua vita e in fine non è adatto, a chi
non vuole vedere la propria ombra.
Cosa è l’ombra? L’ombra è quella parte di noi che vogliamo tenere nascosta, lo sporco sotto il tappeto, lo stanzino delle cianfrusaglie, il ripostiglio. Ruben dice che quando qualcuno mostra la propria casa, evita scrupolosamente di mostrare le stanze che sono in disordine, mostra solo la parte che ritiene si possa mostrare e tiene nascoste quelle parti di cui si vergogna e quelle parti sono; l’ombra. La nostra interiorità è fatta di tante stanze, le stanze formano la nostra casa e il guerriero deve mettere in ordine tutte le stanze senza tralasciare nessuna di esse. Quando tutte le stanze saranno in ordine, il guerriero sarà libero e soddisfatto. Come si manifesta l’ombra? Esempio: quando qualcuno ti fa arrabbiare per il suo comportamento, quando qualcuno riflette qualcosa di te che non vuoi vedere e per questo sei tanto critico su quella cosa, quando pretendi rispetto ma sei il primo a non averne, quando pretendi puntualità, ma sei il primo ad essere sempre in ritardo, quando quello che dici non è uguale a quello che fai, quando non c’è coerenza. Quando negli altri sei sempre pronto a vedere il peggio di loro e ti dimentichi che quella persona oltre all’ombra ha anche la luce,
esattamente come te, come mai sei così bravo a vedere l’ombra negli altri? Ricorda che si riconosce solo ciò di cui si ha esperienza. Non esistono persone senza ombra come non esistono persone senza luce. Questo è un punto fermo, una base da cui partire. Spesso alcuni si lamentano dicendo “nessuno mi capisce” è ovvio che nessuno ti capisce, se nemmeno tu, ti capisci! Non perdere tempo a chiedere di essere compreso, lavora per la tua comprensione, per la comprensione di te stesso, forse non ti capiscono perché tu non sai capire gli altri e la vita ti ricompensa con la stessa moneta, proprio perché tu possa vedere la tua ombra!
Impara a dare senza pretendere nulla in cambio, impara ad amare senza pretendere di essere amato, impara a rispettare te stesso e fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Il guerriero ama, ma non per questo si fa pestare i piedi e se qualcuno glieli pesta ugualmente, sa che la responsabilità di questo è comunque la sua e cambia direzione. Non pretende affatto di essere compreso, è libero dai giudizi degli altri perché riconosce solo se stesso come unica autorità, non aspetta l’aiuto dal cielo, o i miracoli.
QUESTA E’ UNA STORIELLA CHE RUBEN CI HA SIMPATICAMENTE RACCONTATO.
Forse conoscete la favola del contadino che abitava in un piccolo borgo sperduto e un giorno scoprì che la sua vacca, uscita dal recinto, era scomparsa. Mentre la cercava, s’imbatté nel vicino, che gli domandò dove stesse andando. Quando rispose che aveva perso la vacca, il vicino commentò scrollando il capo:”Che sfortuna”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” ribatté il contadino e proseguì la sua strada. Oltrepassati i campi coltivati, giunse sulle colline e qui trovò la sua vacca che pascolava tranquillamente accanto ad un magnifico cavallo. Ricondusse la vacca verso casa, e il cavallo gli venne dietro.
Il mattino seguente, il vicino venne per avere notizie della vacca. Vedendola di nuovo nel suo recinto accanto al magnifico cavallo, chiese al contadino che cosa fosse successo. Quando gli spiegò che il cavallo gli era venuto dietro, il vicino esclamò:” Che fortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replicò il contadino e tornò alle sue faccende. Il giorno seguente suo figlio venne congedato dall’esercito e tornò a casa. Tentò immediatamente di salire in groppa al magnifico cavallo, ma cadde a terra e si ruppe una gamba. Il vicino, vide il giovanotto seduto sulla veranda con la gamba ingessata mentre il padre zappava l’orto e chiese che cosa fosse successo. Ascoltò scrollando il capo, e poi fece: Che sfortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” rispose il contadino riprendendo a zappare il suo orto.
L’indomani il reparto del giovanotto arrivò a passo di marcia per il sentiero. Nel corso della notte era scoppiata la guerra e gli uomini si recavano al fronte. Vedendo che il figlio non era in grado di andare con loro, il vicino si sporse oltre lo steccato e rivolgendosi al contadino che si trovava nel campo osservò che almeno gli era stata risparmiata la sciagura di perdere il figlio in guerra: “Che fortuna!” “Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replicò il contadino riprendendo ad arare il campo.
Quella sera, il contadino e suo figlio si sedettero a tavola per cena, ma dopo aver mangiato appena qualche boccone il figlio rimase soffocato da un osso di pollo e morì. Al funerale, il vicino mise una mano sulla spalla del contadino e disse tristemente: “Che sfortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: Chi può dirlo?”replicò il contadino, deponendo un fascio di fiori accanto alla bara. Qualche giorno dopo il vicino venne da lui con la notizia che l’intero reparto di suo figlio era stato massacrato. “ Tu almeno hai potuto essere accanto a tuo figlio quando è morto. Che fortuna! disse. “Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” rispose il contadino e si avviò al mercato. E così via…
Grazie Ruben! A nome di tutto il gruppo. Ti siamo riconoscenti per averci portato il tuo messaggio, la tua gioia e la tua saggezza. Nel nostro cuore nutriamo la speranza di riaverti con noi. Un grazie immenso a Paola che traducendo ci ha regalato i suoi splendidi sorrisi e la sua notevole grazia!