Nascita e rinascita! Cosa sono venuto a fare su questa terra?
Di Giuliana Menotti
Tutto ha inizio con il primo vagito, quando vieni tirato fuori da quello stretto tunnel che ti consente di vedere la luce! Un viaggio faticoso ed estenuante, già da quello dovresti capire che cosa ti aspetta! Il primo respiro segna l’inizio di un’infinità di respiri che ti accompagneranno per tutto il tempo che deciderai di rimanere su questa terra. Reduce di una scelta fatta in condizioni di consapevolezza, hai scelto i tuoi genitori (primi maestri), il posto dove crescere e dove affrontare la tua educazione. Perché hai scelto quei maestri? Cosa imparerai da loro?
Ti eviteresti tanti inutili conflitti se ti ricordassi di averli voluti tu, se li vedessi come maestri di vita.
I tuoi genitori sono gli esempi che tenterai di imitare. Non esistono genitori migliori o peggiori esistono maestri in negativo o in positivo. Quando hai scelto, sapevi bene a quale delle due categorie appartenevano, sapevi che non erano semplici strumenti per reincarnarti, sapevi che la scelta sarebbe stata determinante per la tua crescita evolutiva e sapevi anche, che il compito primario di ogni essere umano, è di elevare la coscienza fino alla completa evoluzione.
Ogni volta che torni in vita devi attraversare delle tappe obbligatorie, devi formarti un ego, un carattere, una mente. Castelli! Che inevitabilmente dovrai costruire per poi, arrivare un giorno a comprendere che se vorrai progredire spiritualmente, dovrai distruggere quei castelli anche se ti sono costati anni di sacrifici. Nel distruggerli dovrai comprendere bene da cosa sono costituiti, i tipi di materiale che hai usato per crearli, e cosa stai usando per distruggerli. La distruzione è più importante della costruzione, perché la costruzione può essere inconsapevole, ma la distruzione deve assolutamente essere consapevole.
Di solito si inizia a capire che qualcosa nella nostra vita non va come vorremmo, nell’età adulta, quando incominci a sentire che dentro di te c’è qualcosa che non ti fa essere felice. Ti fai prendere dal pensare alla cattiva sorte, ai troppi problemi che la società ti crea, alla sfortunata famiglia che ti sei trovato, al tipo di professione alla quale ti sei dovuto adattare, ecc. ecc.
Ti ritrovi ad usare i genitori come capri espiatori per giustificare il tuo disagio nel mondo. Non che tu abbia torto assoluto nel ritenere, i tuoi genitori responsabili di quello che sei diventato, è sicuramente grazie a loro che hai assunto un atteggiamento piuttosto che un altro, ma di fronte all’elaborazione che i genitori,come pure, tutto ciò che ti circonda sono solamente conseguenze di tue scelte, ti trovi nell’impossibilità di colpevolizzare qualcuno o qualcosa. È un momento di grande maturità comprendere che realmente è così, fatto questo passo, tutto diventa più semplice ed affrontabile. Assumersi la responsabilità di ciò che siamo diventati è un passo di assoluta importanza, è il primo passo per uscire dalla trappola del “non colpevole”, ma assumersi le colpe o non colpe. Questo è il solo modo per voltare pagina e incominciare a riscrivere la nostra storia, questa volta però, come “vuoi tu!”.
Valutazione del carattere
Sulla base di come siamo cresciuti, ci ritroveremo un carattere che ci ha permesso di sopravvivere in quell’ambiente e quindi, passando al pratico, se l’educazione era troppo rigida, è possibile che il tuo carattere rispecchi “Il ribelle” . oppure se sei stato cresciuto in un ambiente dove regnava il pessimismo, avrai un carattere pessimista o ottimista per opposizione, il quale alle volte è un pessimismo, mascherato da ottimista, giusto per contraddire (va analizzato se l’ottimismo è reale).
se in famiglia non ti potevi esprimere liberamente ed eri spesso ammonito e messo a tacere, è possibile che tu abbia un carattere chiuso, introverso, timido. Se venivi punito ingiustamente e per cose banali è possibile che il tuo carattere mostri diffidenza verso chiunque ti faccia sentire incompreso o svalutato, cercherai di metterti in mostra per essere compreso, ascoltato, considerato, tendenzialmente avrai poca stima di te.
Scrivere la propria storia: cosa significa?
Per padroneggiare la nostra vita è indispensabile fare un’analisi attenta su ciò che abbiamo fatto fino a questo momento, come ci siamo mossi? Quali sentimenti ci hanno animato? Che frutti ha prodotto la nostra pianta? (una pianta viene giudicata dai frutti, non dalle radici).
La famiglia che ti ha cresciuto, che cosa pensa di te? Oppure la famiglia che a tua volta ti sei creato, cosa pensa di te? Se non sei sicuro di avere queste risposte, allora prova a chiederglielo, fai semplicemente la domanda: “Cosa pensate di me? Quale giudizio date sul mio comportamento?”.
Sono semplici domande! Le persone che ci stanno più vicine sono le più adatte a farci vedere quello che abbiamo seminato! È dura questa prova, ma è necessaria per incominciare a capire noi stessi, è un modo per smetterla di nasconderci e affrontare in modo diretto la situazione. All’inizio, le persone cercheranno di tergiversare facendoti notare cose banali del tipo: “Io non sopporto il tuo disordine”. Oppure: “Mi innervosiscono i tuoi ritardi e il fatto che non avvisi”. Piccolezze! Ma poi, mano a mano che tu insisti incominceranno a farti notare cose ben più importanti ed incisive su come ti vedono e sul rapporto che tu hai con loro. Bene! Questa è una grande prova di umiltà, è un modo per mettersi sul banco degli imputati. Non è più un cercare le giustificazioni del perché sei così, è l’esatto contrario. Se prima accusavi, ora ti trovi ad essere accusato. Questo ti serve moltissimo, perché sulla base di ciò che ti diranno, hai la possibilità di riconoscerti o non riconoscerti, ma comunque, sia una versione che l’altra la dicono lunga su quello che sono le cose su cui lavorare per divenire te stesso, ed essere contento di ciò che sei.