Il Gatto ed il Cervello
Il test di Beniamino:
“Il tempo relativo”
Dal libro di Giovanni Amerighi
Riassunto
Un giorno un gatto di nome Beniamino, trova una lampada in mezzo ai rifiuti. Strofinandovisi contro, esce un genio che gli concede due desideri.
Il 1° desiderio di Beniamino è quello di ricevere un cervello come quello di un umano. A questo punto, Beniamino diventa un gatto speciale in grado di ragionare e un bel giorno nascono quattro figlioletti dalla sua amata gattina Nuvola.
I quattro gattini sono affascinati dalle potenzialità del padre e amano ascoltare i suoi racconti.
Il congresso continuava e la curiosità dei piccoli micetti si faceva sempre più pressante nonostante le risposte di Beniamino e le relazioni dei conferenzieri riuscissero a spazzare via i dubbi che a mano a mano crescevano.
Le condizioni meteorologiche erano state ottime negli ultimi giorni e i frizzanti colori primaverili cominciavano a farsi strada offrendo una vivace cornice alla moderna scuola tinteggiata completamente di nuovo per l’evento. Il bel tempo e il luogo accogliente aveva così favorito un afflusso sempre maggiore di persone che adesso avevano completamente riempito le sale del congresso.
La mattina, prima dell’orario d’apertura, Beniamino si stendeva insieme ai figli sotto il sole sulla fresca erba che aveva ricominciato a spuntare timida da quella terra che fino a pochi giorni prima aveva conservato gelosamente i suoi semi. Ogni tanto, mentre parlavano, gli occhi dei quattro fratelli si trovavano a fissare quegli strani animali che emergevano da sotto la superficie con quella buffa casa che si portavano sulla schiena. Beniamino gli aveva spiegato che durante l’inverno, esse si nascondevano sotto terra e cadevano in un lungo sonno chiamato letargo. Non avevano ancora capito come potessero sopravvivere tutto quel tempo senza cibarsi che il nome tartaruga aveva interrotto la spiegazione in uno scroscio di risate.
Era quasi l’ora della prima relazione di quella mattina e padre e figli si erano già portati sul loro posticino nel controsoffitto in cartongesso. Oggi avrebbero parlato di un esperimento effettuato da alcuni scienziati e sembrava avesse risvolti al limite della fantascienza.
“Signore e signori”, esordì il conferenziere, “in queste due ore discuteremo dell’esito di un esperimento effettuato allo scopo di verificare se il tempo sia modificabile!”.
La platea seguì in silenzio le parole dell’esperto sottolineando via via con qualche mormorio meravigliato i passaggi più entusiasmanti della relazione. Quando infine terminò, gli applausi estasiati e convinti del pubblico riempirono la grande sala fino a scuotere il controsoffitto dove i micetti sembravano immobilizzati e completamente senza parole. Solo Beniamino era rimasto impassibile in quanto ciò che aveva sentito non era altro che la conferma di qualcosa in cui lui aveva sempre creduto.
Discolo fu il primo a scuotersi e, senza accorgersene, dichiarò: “Non è possibile!”
I fratelli cercarono gli occhi del padre e quando li trovarono, ci videro dentro l’inevitabile risposta: “E’ tutto vero!”.
Rogiolo non si accontentò ovviamente di quello sguardo e cominciò ad interrogare il padre: “Come può essere possibile che qualcosa che deve ancora accadere, possa modificare ciò che è già accaduto?”.
Beniamino fece un lungo respiro, si sedette di fronte a loro, incise con l’unghia sul cartongesso una linea formata da diversi puntini e nel centro fece in modo che un puntino risaltasse più degli altri.
Cominciò a parlare:”Come abbiamo sentito e capito in questi giorni, il tempo non è semplicemente una misura ma una vera dimensione come lo è la distanza. Sappiamo anche che passato, presente e futuro esistono sempre contemporaneamente. Fate conto che il tempo sia una linea formata da tanti punti messi uno accanto all’altro. Questa linea la potete guardare sia da sinistra verso destra ma anche viceversa da destra verso sinistra. Adesso mettiamo il caso che ogni giorno della nostra vita, così per come la viviamo, sia rappresentato da un punto. In questa maniera, sappiamo che la linea intera è l’arco di tutta la vita composta dai punti che da sinistra verso destra rappresentano ogni giorno che abbiamo vissuto e ogni giorno che ancora dobbiamo vivere.
Adesso pensate: noi stiamo vivendo oggi, quindi in realtà ciò che abbiamo vissuto ieri non lo stiamo più vivendo come ancora non viviamo ciò che accadrà domani. Quindi in realtà la nostra vita è solo il punto che stiamo attraversando e non ciò che è prima e ciò che viene dopo”. Così dicendo Beniamino indicò il punto più marcato della linea. “In realtà quindi non esiste un passato e un futuro così come noi lo intendiamo, ma solo una lunga linea di punti che può interagire sia da sinistra verso destra e viceversa del quale noi ne prendiamo coscienza solo nel momento in cui ci passiamo dentro. La vita di cui abbiamo coscienza è il punto, la vita in se per se è l’intera linea!.”
“Ok, ma come è possibile che ciò che non ho ancora vissuto cambi qualcosa nel passato?” Rogiolo era sulla via giusta ma ancora confuso.
“Semplicemente perché tu stai vivendo in questo stesso istante sia nel passato che nel futuro senza averne coscienza perché in questo momento la tua anima si trova nel punto della linea che rappresenta oggi. Essendo la vita intera, distaccata dalla vita che vivi in questo momento, le decisioni che hai preso o prenderai nella vita intera modificheranno la linea e tu non farai altro che viverle in quell’attimo o in quel punto prendendone coscienza ma senza sapere se quell’evento è stato modificato da una decisione futura. Ripeto: la vita intera è la linea che va da sinistra verso destra e viceversa, la vita di cui hai coscienza è solo il susseguirsi di punti che tu percorri da sinistra verso destra e basta.”
“Adesso ho capito!” esclamò Rosico che fino ad allora era rimasto in silenzio.
“Si è svegliato Einstein!” disse controbattendo Discolo: “io vado a farmi una mangiatina perché fra due minuti deciderò di mangiare e quindi ora mi è venuta fame!”.
“Che dici?”, chiese Rosico.
“E pensare che il genio aveva capito!” disse ironicamente Discolo allontanandosi.
Nessuno notò il sorriso di Beniamino.
Al prossimo numero...