Il Gatto ed il Cervello
Il test di Beniamino:
“Il tempo relativo”
Dal libro di Giovanni Amerighi
Riassunto
Un giorno un gatto di nome Beniamino, trova una lampada in mezzo ai rifiuti. Strofinandovisi contro, esce un genio che gli concede due desideri.
Il 1° desiderio di Beniamino è quello di ricevere un cervello come quello di un umano. A questo punto, Beniamino diventa un gatto speciale in grado di ragionare e un bel giorno nascono quattro figlioletti dalla sua amata gattina Nuvola.
I quattro gattini sono affascinati dalle potenzialità del padre e amano ascoltare i suoi racconti.
Finito il freddo, il paesaggio si presentava privo di quei colori che da lì a poco sarebbero esplosi in tutte le sue sfumature. La scuola aveva da tempo ripreso le attività e la vita era quella di tutti i giorni. I micetti crescevano ormai a vista d’occhio e le loro capacità erano cresciute proporzionalmente al loro corpo che adesso presentava muscoli tesi e tirati sotto il morbido pelo. Anche Rosico si era irrobustito, ma invece di mettere muscoli aveva aggiunto qualche rotolo di grasso a quelli che si era procurato al tempo che puppava ancora il latte dalla madre. Discolo era sicuramente il più in forma di tutti vista la sua costante attività anche nei momenti morti. L’attenzio-ne negli ultimi tempi era dedicata a un convegno che si teneva dentro la scuola intitolato “Si può viaggiare nel tempo? - esperimenti e nuove scoperte”.
La famiglia di micetti si era aggiudicata un posto di primissima scelta sul soffitto di cartongesso che copriva l’ aula magna. Beniamino spesso li accompagnava e cercava di spiegargli i passi più difficili da comprendere delle relazioni dei conferenzieri.
“Sappiamo ormai da molto tempo - spiegava uno scienziato - che il tempo non è solo un costante fluire verso il futuro e soprattutto non viaggia sempre alla solita maniera. Possiamo infatti affermare con assoluta sicurezza che il suo trascorrere è relativo alla velocità con cui ci si muove e anche alla gravità a cui è sottoposto. Da esperimenti effettuati, infatti, scopriamo che più siamo vicini alla terra o a qualsiasi altro corpo celeste con gravità, e più il tempo tende a rallentare.
D’altro canto, più andiamo veloci, più il tempo rallenta in confronto a chi sta fermo! Detto questo, possiamo quindi capire che il tempo è relativo a come ci muoviamo e a dove siamo. Ovviamente noi terrestri fermi sulla terra, e con velocità relativamente basse, non possiamo apprezzare questo effetto. Ma fortunatamente, nel nostro universo esistono particelle che viaggiano fino alla velocità della luce e più, e su queste, possiamo valutare, calcolare ed eseguire esperimenti!”
“Papà - chiese Rosico - ma come è possibile? Un secondo rimane sempre un secondo no?”.
“Hai quasi ragione Rosico - rispose il padre - perché il tempo può anche fermarsi, comunque il secondo rimane sempre un secondo relativamente a te se stai andando veloce quasi come la luce, ma per chi sta fermo, quel secondo equivale a tantissimo!”
“Papà, hai preso mica una botta in testa?” chiese ironico Discolo.
Beniamino si mise a sedere guardando i propri figli e cominciò a chiedersi come poterglielo spiegare.
“Allora ascoltate: il tempo e lo spazio inteso come distanza, sono strettamente correlati infatti si può calcolare la velocità in base a quanto tempo ci mettete per coprire una distanza. In questo caso quindi la velocità diventa un elemento comune fra spazio e tempo. Gli scienziati hanno scoperto che più aumentiamo la velocità, più il tempo è costretto ad allungarsi per stare al passo con lo spazio che stiamo coprendo. Da questo esempio vediamo quindi che un oggetto in movimento avrà un tempo allungato confronto a un oggetto fermo che quindi si muove nel tempo ma non nello spazio.
“Io continuo a non capire!” esclamò Rosico.
Beniamino stava ancora cercando una spiegazione più semplice quando si intromise Discolo: “scusa papà, ma allora il tempo è una dimensione come l’altezza, la lunghezza e la profondità?”. Beniamino ebbe un sussulto. La capacità di ragionamento di Discolo era veramente straordinaria. “Proprio così! L’unica differenza è che non la rileviamo come tale perché il nostro cervello la elabora con l’emisfero sinistro dandogli una successione mentre lo spazio viene elaborato dal destro”.
“Emisfero?” Crogiolo aveva pensato ad alta voce.
“Ok - iniziò Beniamino - cerchiamo di fare chiarezza. Il cervello, fra le tante possibili classificazioni, si divide in emisfero sinistro e destro. Il sinistro, si occupa della razionalità ovvero della logica mentre il destro si occupa della creatività e delle emozioni. È per questo che quando mi dite le bugie io riesco a scovarvi! Infatti, quando cercate una giustificazione non vera, i vostri occhini si spostano verso destra indicandomi che state cercando di inventarvi qualcosa. Quando invece per esempio vi faccio un indovinello, i vostri occhini si spostano verso sinistra perché cercano di trovare in quella parte di cervello, una risposta logica.
“Scusa, ma cosa ci incastra allora questo con il tempo? insisteva Rosico sempre più confuso”.
“Ma tu ascolti o fai solo finta?” l’ironia di Discolo stava tramutandosi in sbeffeggiamento. “Se hai ascoltato quello che ha appena detto, è logico che il problema sta in base all’utilizzo del cervello! Significa che lo spazio lo percepisci con l’emisfero destro che si è detto è creativo, mentre il tempo, essendo percepito dal sinistro, è un modo del cervello per dargli un senso. È come misurare la solita distanza una volta con il metro e un'altra volta con il tempo che ci vuole a percorrerla ma in ognuno dei due casi, si parla della solita cosa!”.
La faccenda si faceva interessante e Beniamino era più che mai curioso di vedere fino a che punto sarebbero arrivati i ragionamenti dei propri micetti.
Briciolo, che fino a quel momento si era limitato solo ad ascoltare, esclamò una cosa che avrebbe tenuto banco per molto tempo: “Allora, sotto questo punto di vista, lo spazio è una misura esterna e il tempo una misura interna che ci permettono di catalogare il passato e di conseguenza prevedere più o meno l’immediato futuro. Ma allora il presente è la coscienza che viaggia fra questi due?”. A Beniamino pareva di sognare. Pur cosciente che tutte questi ragionamenti avevano all’interno dei limiti, sapeva che i figli stavano percorrendo la strada giusta. Solo Rosico sembrava guardare i fratelli come degli alieni che venivano da un altro mondo ma fu proprio questo pensiero a illuminarlo. In quel momento infatti gli tornò a mente l’indovinello di tempo prima che suo padre aveva posto a tutti e che aveva poi spiegato fosse per utilizzare il pensiero laterale.
Sicuramente stava ponendo dei limiti nella sua testa che non esistevano e che lo lasciavano bloccato. La spiegazione poi sugli emisferi data dal padre poco prima gli fece collegare quindi, l’appartenen-za di questo pensiero laterale all’emisfero destro tanto quanto lo spazio di cui parlavano un attimo prima. Lo spazio quindi non esisteva se non nell’emisfero destro di chi, per dare un senso alle cose, lo utilizza come misura proprio come l’emisfero sinistro utilizza il tempo.
E qui scattò il meccanismo: “Allora il tempo e lo spazio sono assoluti solo per il nostro cervello mentre in realtà sono relativi per ciò che facciamo e dove siamo! Quindi anche viaggiando veloce e quindi con il tempo rallentato, io non me ne accorgerei se non guardando qualcuno che rimane fermo che ovviamente invecchierebbe più velocemente di me! Ma allora qual’è il tempo, quello che io immagino o quello che si allunga e si accorcia?”.
A Beniamino parve di sentire la voce di un uomo che da tutti veniva chiamato S. Agostino che diceva: “Se non mi chiedono cosa è il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so!”. I figli però adesso lo guardavano e lui doveva fornire una risposta. Decise di prendere tempo: “Diciamo che esiste un tempo assoluto e un tempo relativo, e questo è il tempo di ascoltare lo scienziato che inizia a parlare adesso. Le domande ce le porremo dopo”.
Al prossimo numero...