Il Gatto ed il Cervello
Il test di Beniamino:
“Il pensiero laterale”
Dal libro di Giovanni Amerighi
Riassunto
Un giorno un gatto di nome Beniamino, trova una lampada in mezzo ai rifiuti. Strofinandovisi contro, esce un genio che gli concede due desideri.
Il 1° desiderio di Beniamino è quello di ricevere un cervello come quello di un umano. A questo punto, Beniamino diventa un gatto speciale in grado di ragionare e un bel giorno nascono quattro figlioletti dalla sua amata gattina Nuvola.
I quattro gattini sono affascinati dalle potenzialità del padre e amano ascoltare i suoi racconti.
L’inverno assestava i suoi colpi senza alcun ritegno. All’inizio si era fatto preannunciare da scrosci di pioggia torrenziale che aveva finito il lavoro pignolo dell’autunno ai danni degli alberi che adesso si presentavano completamente nudi ai lati delle strade. I fiori avevano ormai abbandonato anche le ultime resistenze arrendendosi all’inevitabile. Anche le tartarughe terrestri avevano deciso di ritirarsi nel loro beato letargo. Poi era giunto il freddo che dal nord era sceso a far una visita non desiderata sulla cittadina natale di Beniamino e le piogge torrenziali si erano tramutate in copiose nevicate che con l’aiuto del vento avevano imbiancato quanta più superficie si potesse.
La famiglia di micetti passava ormai le giornate all’interno dello scantinato dell’edificio scolastico che negli ultimi giorni si era visto costretto a chiudere un po’ per sicurezza un po’ per dare la possibilità ai giovani di divertirsi sulle piste sciistiche delle montagne che sovrastavano il paese.
Senza nemmeno la possibilità di osservare qualche ragazzino giocare con quella buffa palla nel piazzale, i gattini passavano le giornate stretti gli uni agli altri scaldandosi e annoiandosi.
Beniamino usciva spesso per andare a procacciare del cibo per la famiglia e quel terreno inospitale e ghiacciato non offriva più un granché spingendolo ad assentarsi per diverso tempo per affrontare lunghe camminate.
Una sera, tornato a casa, trovò i suoi figli a fare il gioco degli indovinelli. Si disse che sicuramente li avevano sentiti dai ragazzi della scuola nell’ora di ricreazione.
“Un mattone pesa un chilo più mezzo mattone! Quanto pesa quindi il mattone?” Rogiolo stava mettendo alla prova l’abilità dei fratelli.
“Un Kg. e mezzo!” Rispose Rosico di rimando convinto di aver fatto centro. “No!” La risposta secca di Rogiolo distrusse il suo sorriso di trionfo. “Due Kg!” Adesso era Briciolo a sprigionare felicità da sotto i morbidi peli bianco candido.
“Esatto!”. “Non è possibile” Discolo non poteva subire l’affronto di non essere nemmeno riuscito a dare una risposta.
“E invece è giusto, infatti se un mattone pesa un kilo più mezzo mattone” - Rogiolo stava mimando con le zampette la sua spiegazione - “per forza di cose , la metà di cui conosci il peso è anche il peso dell’altra metà quindi sommandole un mattone pesa 2Kg!”.
“Bla bla bla” gli faceva il verso Discolo ammettendo la sconfitta.
Beniamino era rimasto in un angolo a guardare la scena e adesso se la stava ridendo di gusto.
I gattini si accorsero della sua presenza e gli corsero intorno. “tu ce l’hai un indovinello per noi?” Rosico stava già assaporando la sfida. Sapeva che un eventuale indovinello del padre non sarebbe stato di facile risoluzione.
“Facciamo così!” Beniamino lasciò la risposta a metà e uscì fuori all’aperto. Ovviamente i micetti incuriositi gli andarono dietro e si affacciarono alla porta per guardarlo. Lui prese un sacchetto, raccolse 20 sassini bianchi di terra e ce li mise dentro. Si assicurò che tutti e quattro avessero visto e li chiamò.
“Allora” Beniamino si trovò con 8 occhietti incuriositi addosso. “Qui dentro ho messo 20 sassi di cui 19 bianchi e solo uno nero. Adesso vediamo chi sarà il fortunato che riuscirà a sorteggiare proprio il sassolino scuro aggiudicandosi la possibilità di venire con me domani a cercare cibo con una bella passeggiata in città!”.
“Ma non è possibile” protestò Briciolo “lì dentro hai messo solo sassi bianchi!”.
“Vorresti dirmi che sono un bugiardo?” La voce di Beniamino salì di tono appositamente accompagnata da due occhi fulminanti.
I micetti si guardarono negli occhi e gli bastò uno sguardo per capire che loro padre li stava mettendo in quella situazione appositamente.
“Chi vuole essere il primo a tentar la fortuna?” Disse il padre tornato immediatamente sorridente.
Rosico aveva già rinunciato al premio e si fece avanti. Tuffò la sua zampetta all’interno del sacchetto e tirò su un sasso. Sapeva che sarebbe stato inevitabilmente bianco, ma era anche certo che da quel momento lo avrebbe morso fino all’indomani mattina.
“Peccato, non sei stato fortunato!” Beniamino lo disse con tono amorevole ma non altrettanto fece il suo sguardo. Era certo che Rosico avesse capito che quella sua rapida arrendevolezza non gli fosse piaciuta affatto.
“Prego giovanotti, chi si fa sotto?”
Guardando i tre rimasti in gara negli occhi, non gli sfuggì un lampo improvviso passare dalle pupille di Rogiolo che adesso brillavano di un giallo ambra intenso.
“Vengo io.” Rogiolo fece due passi avanti prendendo la situazione in mano. Mise
una zampetta dentro il sacchetto e ne tirò fuori un sassino facendo attenzione
che nessuno potesse vederne il colore. 
Appena superato il bordo della busta lo lasciò cadere fingendo che gli fosse scivolato dalla zampetta inavvertitamente. Mentre sul musetto dei tre gattini si disegnava un espressione delusa, sul volto di Beniamino apparve un grosso sorriso che riuscì a camuffare solo in parte.
“E ora come si fa a sapere qual’era?” domandò.
“ Semplice!” rispose Rogiolo “basta guardare se il sassolino nero è sempre dentro il sacchetto e nel caso contrario, significa che ho scelto quello giusto!”
Discolo, iniziò a ridere a crepapelle allontanando l’ira che inizialmente si era affacciata pensando che per la seconda volta non era riuscito a combinare nemmeno una probabile soluzione. Era stato un colpo d’ingegno a cui bisognava tanto di cappello.
“E bravo il mio Rogiolo” si complimentò Beniamino, questo sì che è pensiero laterale!”
“Laterale che?” si lasciò scappare Briciolo.
“Vedete” cominciò la sua spiegazione il padre, ,”quando ci troviamo a risolvere un problema, il nostro cervello tenta di effettuare una catena logica di pensieri per arrivare alla soluzione che viene detto pensiero verticale. Un esempio potrebbe essere una scala, dove per arrivare in cima, dobbiamo salire scalino per scalino fino ad arrivare all’obbiet-tivo. Se però in questa scala dovesse mancare anche un solo gradino, il nostro cervello si bloccherebbe cercando di risolvere il problema e a volte potrebbe capitare che con la semplice logica non ci arrivi. Il pensiero laterale invece non tiene conto di nessuna logicità, ma punta solo a raggiungere lo scopo senza per forza seguire una strada che, come abbiamo visto, se mancante di un pezzo, non porterebbe da nessuna parte. Nell’esempio della scala, potrebbe salire quattro scalini alla volta, ridiscenderne due e arrivare in cima in un sol balzo oppure arrivare in cima senza utilizzare i gradini. Questo tipo di pensiero non è facile da utilizzare poiché il cervello è più portato a ragionare logicamente anche se nel momento difficile tende a venire fuori. Nel gioco che io vi ho fatto, vi ho forzato a cercare una soluzione che, pur essendoci, non era di facile individuazione e puntava proprio a trovare una soluzione alternativa. Rogiolo ha quindi dovuto ricorrere al pensiero laterale per riuscire ad ottenere un risultato positivo, e, a quanto pare, è stato molto bravo e veloce e quindi si merita di diritto la sua ricompensa!”
Al prossimo numero.