Il Gatto ed il Cervello
La prova di Discolo:
La Volontà
Dal libro di Giovanni Amerighi
Riassunto
Un giorno un gatto di nome Beniamino, trova una lampada in mezzo ai rifiuti. Strofinandovisi contro, esce un genio che gli concede due desideri.
Il 1° desiderio di Beniamino è quello di ricevere un cervello come quello di un umano. A questo punto, Beniamino diventa un gatto speciale in grado di ragionare e un bel giorno nascono quattro figlioletti dalla sua amata gattina Nuvola.
I quattro gattini sono affascinati dalle potenzialità del padre e amano ascoltare i suoi racconti.
Era un giorno come qualsiasi altro, un ora come qualsiasi altra, un tramonto come “qualsiasi” altro ma con unica differenza: Discolo era veramente fuori di sé!
“Possibile che sia così difficile per un gatto saltare sopra una colonna?”
“beh, se la colonna è alta due metri e mezzo e il gatto è un nanerottolo può succedere no!?”
L’ironia di Briciolo lo colse di sorpresa ma non lo diede a vedere e rispose con altrettanto tono:
“Bella Deduzione! Soprattutto pensando che chi l’ha fatta ha un neurone apatico e l’altro narcolettico!”
“Dove hai imparato questi termini, Discolo?” Gli chiese Rosico che stava ascoltando la discussione.
“Se fra un sasso e un altro ti fermassi a pensare che dormiamo nello scantinato di una scuola, ti potrebbe passare per la mente che ogni tanto potresti farti un salto sul davanzale di un aula e ascoltare cosa insegnano!”
“Perché sei sempre così infervorato e presuntuoso nell’esprimerti?” Intervenne Briciolo sottolineando le due parole -infervorato e presuntuoso- per far notare la propria dialettica al fratello e dopo un finto cenno di sorpresa prosegui:”Oddio, il neurone narcolettico deve essersi svegliato e deve aver pensato bene di andarsene a fare una giratina nell’aula di lingua!”.
“ah-ah!” rispose Discolo con tono volutamente annoiato. “Comunque non è possibile che non riesca a saltare li sopra solo non capisco come fare!”.
“Forse dovresti volerlo veramente invece di pretenderlo!” La voce di Beniamino sembrò fare due giri intorno allo stomaco di Discolo prima di stringerlo in una fitta secca e lasciarlo subito dopo. Non c’era niente ovviamente che giustificasse questa reazione a quelle parole ma l’idea che il padre stesse per dimostrare la sua ovvia ragione con un semplice ragionamento lo infuriava più di quello che già era. Perché non ci aveva pensato da solo? Perché non gli riusciva essere come il padre? Come il suo eroe?.
Ma ragione o no, un piede sul ring lo doveva mettere. “E non hai pensato che magari prima di pretenderlo, lo abbia semplicemente voluto?”.
Beniamino rimaneva sempre piacevolmente colpito dall’abilità nel costruire risposte rapide e valide di per sé di Discolo. “beh, allora saltaci sopra perché ti assicuro che non ti manca niente per farlo!”. Gli piaceva stuzzicarlo e guardare come i suoi occhini vispi andavano a spostarsi verso sinistra rapidamente, per cercare una soluzione, senza nemmeno sapere il perché di quel gesto, che per la gran parte degli esseri intelligenti al mondo, era solo un normale movimento automatico spontaneo che non aveva nessun senso.
“Allora guardami mentre ti dimostro la mia vittoria!”. Fu solo un pensiero, di quelli che se fossero stati espressi e non confermati con i fatti, avrebbero spinto Discolo all’eremitismo per gran parte dei giorni a seguire.
Si voltò in modo tale che nessuno dei presenti lo potesse guardare in faccia. Chiuse gli occhi e fece un ampio respiro. Nella sua mente si vide spiccare il salto e sentì la spinta dei suoi muscoli, perfettamente tesi come molle caricate all’estremo, che improvvisamente esplodevano la propria energia mentre il margine della base superiore della colonna si avvicinava per poi trovarsi sotto di lui. Poi un niente che durò circa un millesimo di secondo ma che lui visse intensamente. Quando aprì gli occhi, i motori giravano al massimo senza che lui li avvertisse.
Briciolo ebbe la sensazione che uno Shuttle fosse appena decollato con destinazione la Luna. Sentì mancarsi il fiato quando Discolo appoggiò le sue zampine sopra la colonna senza nessun altro aiuto se non quello della forza di gravità che riportava il fratello con i piedi a contatto del limitato terreno a due metri e mezzo di altezza!
“Come diavolo ha fatto?!” Urlò senza accorgersene Rosico facendo cadere di bocca il sasso.
Discolo, sul tetto
del mondo, non pensò a nient’altro che guardare la faccia del padre. Quello che
cercava nella sua espressione non era un aria sconfitta o di sorpresa, ma
l’espressione di uno che gli avrebbe appena spiegato come ci era riuscito.
Perché nonostante avesse dimostrato la sua vittoria, non capiva come aveva
potuto farcela con tanta semplicità!
Beniamino si limitò a sorridere soddisfatto e con un balzo armonioso raggiunse il figlio sedendosi accanto a lui.
“Bravo Discolo”, disse Beniamino, “quel-lo che hai appena fatto è il risultato della tua vera volontà nel voler raggiungere lo scopo.”
Il vento a quell’altezza martellava la nuca del figlioletto scompigliando la piccola gorgiera che col tempo si stava formando intorno a quel simpatico musetto.
“Ciò che vogliamo realizzare ha bisogno di un reale impegno di tutto ciò cui noi possiamo disporre. Non possiamo pensare di ottenere qualcosa senza mettere a disposizione tutta la nostra volontà. Il cervello ha un potere enorme che ci permette di fare ciò che a prima impressione ci sembra impossibile.” Beniamino parlava ormai a ruota libera.” Quando seguivo le lezioni di un professore molto simpatico poco dopo aver ricevuto il cervello, seguii una sua spiegazione ai propri allievi comprovata dai fatti. Mi ricordo che fece mettere in piedi un allievo e gli chiese di girarsi, restando con i piedi fermi, fino al massimo che poteva arrivare. Per rendersi conto del reale grado di torsione, gli chiese di puntare con un dito il suo limite massimo. Appena fatto, gli ordinò di fermarsi 10 secondi a immaginarsi e convincersi che appena si fosse rigirato, sarebbe arrivato molto oltre il punto precedente.” A Beniamino passavano le immagini del ricordo davanti gli occhi e i figli sembravano ormai essersi teletrasportati dentro i suoi pensieri.
“Ricordo che rimasi allibito dal secondo movimento del ragazzo.” Proseguì il padre, “ perché lo vidi girarsi fino un punto che credevo impensabile.”
“Scusa papà”, intervenne Discolo, ”vuoi dire che quindi anche io ho quel tipo di cervello?”
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