Il Gatto ed il Cervello

L’insegnamento di Beniamino:

l’Egoismo.

Dal libro di Giovanni Amerighi

 

Riassunto

Un giorno un gatto di nome Beniamino, trova una lampada in mezzo ai rifiuti. Strofinandovisi contro, esce un genio che gli concede due desideri.

Il 1° desiderio di Beniamino è quello di ricevere un cervello come quello di un umano. A questo punto, Beniamino diventa un gatto speciale in grado di ragionare e un bel giorno nascono quattro figlioletti dalla sua amata gattina Nuvola.

I quattro gattini sono affascinati dalle potenzialità del padre e amano ascoltare i suoi racconti.

Un giorno li riunisce intorno a sé e comincia a parlare:

 

“Dovete sapere”, iniziò Beniamino, “che un tempo, poco dopo aver ricevuto il mio bel cervello nuovo, frequentavo una zona cittadina dove si trovava una scuola a cui io ero particolarmente affezionato in quanto ero entrato nelle grazie di un bidello. Alfredo, così si chiamava, mi portava sempre il cibo avanzato dalla mensa e spesso e volentieri mi lasciava dormire dentro un aula che aveva la funzione di magazzino. Ricordo che aveva un figlio che frequentava quella scuola che aveva più volte cercato di convincerlo a prendermi con loro, ma nonostante le sue insistenze fossero state per lungo tempo pressanti, Alfredo aveva sempre risposto -“un gatto è un animale fortunato in quanto libero, e la sua libertà è sacra! Io gli offro il cibo e un posto al coperto, ma non sarà e non dovrà mai essere dipendente da me e il giorno che vorrà andarsene, potrà farlo.”-

“Secondo me era solo una scusa!” intervenne Discolo, “non voleva averti tra i piedi ed essere costretto a dividere con te ciò che era suo. In fondo lui ti dava il cibo della scuola e ti faceva dormire dentro un aula che non gli apparteneva, o magari, era lui che non voleva dipendere da te.”

“Beh, può darsi” rispose Beniamino, “ma quello che diceva era vero e dipende solo da che punto lo si guardi”.

Era strano, ma l’atmosfera in quel momento sembrava essersi improvvisamente tesa. Briciolo, come al solito disteso in modo tale che nessun muscolo si stancasse, aveva colto la risposta di Discolo come un appunto che tendeva a voler sminuire ciò che il padre avrebbe voluto quasi raccontare come un insegnamento. Anche Rogiolo si accorse della situazione ma notò che Beniamino non aveva assolutamente mutato espressione e sembrava quasi che stesse per colpire con una delle sue saggezze che avrebbero certamente affossato Discolo. Rogiolo però sapeva che anche quando il padre lo faceva, non serviva a quello scopo, ma solo a quello di insegnare ad utilizzare il cervello. In fondo, lui sicuramente ne aveva uno particolare, mentre loro, i figli, no.

Discolo però non mollava e aggiunse: “secondo me, da qualsiasi punto tu la voglia guardare, lui rimane sempre un egoista che non voleva accollarsi la responsabilità di farti vivere a sue spese. Tu per lui eri un randagio che gli faceva compagnia a lavoro, mentre a casa sua, al calduccio e sopra un letto morbido, probabilmente pensava che gli avresti solo dato fastidio e per lo più a carico suo.

Beniamino rimase sorpreso a queste parole, ma non per il senso che avevano, ma solo perché, anche se un po' maligna, Discolo aveva dato un interpretazione logica di qualcosa, il che non era molto naturale per un semplice gatto.

“Bene”, disse, “tu invece che avresti fatto?”.

La domanda giunse a Discolo come un pugno sul naso poiché era stata posta con un tono che non lasciava dubbi. Suo padre stava cominciando una sfida, e lui doveva capire dove sarebbe voluto arrivare. “Beh, io ti avrei sicuramente adottato!. Ti avrei portato a casa, preparato una bella cuccetta morbida e riempito una ciotola di cibo buono con dell’acqua. Poi sicuramente ti avrei fatto anche diverse coccole e magari invece che nella cuccia avrei deciso di farti dormire sul letto! Inoltre il giorno dopo avrei potuto portarti anche dal veterinario per essere sicuro che stavi bene e certamente ti avrei eliminato tutte queste noiosissime pulci che abbiamo sempre addosso!”.

Discolo stava cercando volutamente di esagerare, per paura che suo padre rivoltasse su di lui le affermazioni precedenti.

“Ottimo!” esclamò Beniamino, “ così non ti saresti sentito un egoista vero?”.

Discolo adesso era sicuro di aver fatto centro, avendo indotto subito il padre a svelare ciò che stava rappresentando il motivo di contestazione che lo aveva spinto alla sfida. “ Io non ci vedo niente di egoista nel farti stare bene, anzi, in questa maniera sarebbe stato sicuramente molto più generoso e altruista!”.” E comunque” aggiunse “io non sono egoista a prescindere”.

“Ok, allora ti faccio una domanda: mettiamo il caso tu fossi con Briciolo sopra una bacinella in mezzo al mare e il peso di tutti e due fosse troppo per poter restare a galla, ti immoleresti te oppure butteresti fuori lui?!”.

Discolo sapeva che il padre aveva volutamente utilizzato Briciolo come compagno di disavventura in quanto negli ultimi tempi non correva buon sangue fra di loro, ma era scontato che lui gli volesse lo stesso bene come agli altri fratelli e quindi non ne concepiva il perché. “Guarda che anche se litighiamo spesso negli ultimi tempi, lui è sempre mio fratello e … mi butterei io!”. Era sicuro di aver battuto il padre perché una risposta del genere non poteva dar adito a pensare che lui fosse un egoista e poi, in fondo in fondo, anche se ci avrebbe messo un bel po' prima di decidere, probabilmente si sarebbe gettato lui davvero.

“E dimmi” continuò il padre come se le parole appena sentite fossero state la forza della sua ragione, “ perché?”

“Come perché?! Non vorrai dirmi che sono egoista perché salverei lui invece di me stesso?”

“Perché?!” incalzò Beniamino.

“Beh, probabilmente perché gli voglio bene e non potrei vivere tranquillo pensando di essere stato io la causa della sua…”. Era fatta! Ormai Discolo aveva capito di essere entrato come una mosca nella ragnatela del ragno, ma, a differenza del ragno, suo padre non ce lo aveva portato con l’inganno o contro la sua volontà; lui ci era deliberatamente andato seguendo un altro punto di vista, all’apparenza ragionevole, ma che attestava che il padre aveva vinto. A Discolo poteva mancar tutto ma non di certo l’intelligenza e aveva colto, anche se purtroppo in ritardo, che suo padre gli stava dimostrando che esistono sempre due punti di vista, e il concetto di egoismo, come tutto, li inglobava tutti e due ed era stato sia il mezzo che il motivo della sfida, non solo il motivo. E comunque, capì di essere anche lui un egoista.

Quella pausa non passò di certo in ombra agli occhi dei fratelli che seguivano la discussione, ma loro, a differenza di Discolo, non ne avevano ancora inteso il senso. “Volete darmi una spiegazione?” chiese Rosico staccandosi dal suo sasso preferito.

“Vedete, dovete capire che ogni essere al mondo è egoista e non se ne può fare a meno. L’egoismo, per come noi lo intendiamo, è insito in noi dal momento che veniamo alla luce. Noi siamo noi e qualunque cosa si faccia è sempre per far piacere o proteggere noi stessi. In questo caso Discolo si sarebbe gettato per salvare la vita a Briciolo e, a primo impatto può sembrare un azione altruista. Ma non è così! L’unico motivo per cui ognuno di noi farebbe un gesto del genere è solo per proteggersi in quanto vivremmo il resto della nostra vita nel rimorso. La vita, seppur bella, può essere un inferno con un peso del genere sulla coscienza e per proteggersi da questa eventualità, noi salveremmo la vita all’altro. Certo, il pensiero e l’azione è nobile, ma il fine guarda sempre se stesso.”

“Secondo me però non è sempre vero” intervenne Rogiolo, “per esempio te come padre non lo faresti solo per non vivere male dopo, ma perché ci vuoi talmente bene che sarebbe ovvio farlo”.

“Vedi” disse Beniamino “salvare un figlio è come salvare se stessi, ma a parte questo, dal momento che prendo una decisione, è solo perché quella decisione, a me, sembra ovvia e il solo fatto che lo sembri a me, rende la mia azione frutto di me stesso ed è imprescindibile da ciò che io voglio e che ho scelto di compiere. Noi siamo noi, e questa è la seconda cosa certa dopo la morte. Detto questo, si è fatta ora di andare a dormire ma ricordate bene: non pensate mai che voi siete o non siete qualcosa, perché qualsiasi cosa voi siate o facciate, può sempre essere interpretato in due maniere ed anche la ragione di tutte e due gli aspetti aprirà altre due strade all’interpretazione.”

 

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