Finalmente qualcosa si muove.

Coscienza e conoscenza stanno

timidamente crescendo.

 

L’anno 2005, con le sue catastrofi e le migliaia di morti, conferma l’incalzare drammatico delle variazioni climatiche che esponenzialmente stanno condizionando la nostra esistenza e quella del Pianeta. Il 2005 ha raggiunto il triste record per il numero di tempeste tropicali, tra cui Katrina che ha quasi cancellato New Orleans e di piogge, prevalentemente in tutta Europa. Il grido d’allarme dei climatologi diviene sempre più pressante e l’attenzione degli scienziati sempre più concentrata su questo tema.

Nasce una nuova disciplina: la geoingegneria ovvero l’ingegneria della Terra e del clima. Obiettivo di questa disciplina è quello di produrre soluzioni, alcune dal sapore fantascientifico, finalizzate a rallentare quanto più velocemente il surriscaldamento della Terra, per avere il tempo di sostituire le fonti inquinanti con tecnologie pulite, quali aperture che già s'intravedono oggi con alcune compagnie aeree brasiliane che hanno sostituito il kerosene con l’etanolo, ottenendo voli puliti. Oltre alle scarse volontà di convertire le tecnologie inquinanti, ci sono i tempi per attuare le conversioni che non sono certamente poca cosa. 
Per abbassare le temperature, si potrebbe costruire un immenso ombrellone spaziale formato di palloni riflettenti che volano nella stratosfera o una griglia metallica riflettente, come sostiene il fisico Lowell Wood, da collocare in una opportuna orbita, in modo da diminuire il calore dei raggi solari e la luce che riceviamo, ottenendo così lo stesso effetto che determinano le nubi quando il cielo è coperto.

Oppure costruire nubi: le nubi, infatti, aumentano l’albedo, vale a dire la quantità di luce che la Terra riflette nello spazio. Il progetto di Stephen Salter, geoingegnere presso l’Università d' Edimburgo, è quello di costruire piattaforme galleggianti che userebbero l’energia eolica per attivare turbine per polverizzare l’acqua marina che condensandosi con l’umidità favorirebbe la formazione di nubi che a loro volta rifletterebbero i raggi solari diminuendo le temperature medie del pianeta. Quali potrebbero essere, però, le conseguenze di questo progetto sulle alterazioni climatiche di molte aree della Terra? Alcuni simulatori sono già operativi per studiare tutti gli effetti correlati a tali progetti.

Altri progetti mirano a catturare il pericolo primo per il clima: il CO2 ovvero l’anidride carbonica. 
 

L’oceanografo John Martin osservò che il ferro stimolava la crescita d’alghe microscopiche che con il loro metabolismo assorbivano CO2 per cui il progetto di fertilizzare i mari con ferro potrebbe determinare un forte assorbimento dell’anidride carbonica da parte di queste alghe. Secondo le stime scientifiche risulta che un solo kg. di ferro porterebbe all’assorbimento di 100.000 kg. di CO2. Un massiccio intervento in questa direzione potrebbe, però, far prevalere alcuni organismi a danno di altri, sconvolgendo l’ecosistema.

Come si vede, l’equilibrio è tale perché si è formato in milioni d’anni e soluzioni drastiche devono essere studiate ed approfondite proprio per non turbare questi equilibri ed evitare il generare di altri effetti negativi.

Piantare alberi va benissimo per alcune zone, ma non a livello globale. Se poi consideriamo che un albero che va a fuoco immette nell’atmo-sfera la quantità d’anidride carbonica che ha assorbito durante tutta la sua vita, c’accorgiamo di quanto sia palliativa questa soluzione.

Klaus Lackner, fisico al Centro d’Ingegneria della Terra della Columbia University propone di prelevare direttamente la CO2 dall’aria con filtri percorsi da idrossidi di sodio o calcio che catturano il gas. Un filtro grande quanto un televisore potrebbe intrappolare, in un anno, circa 25 tonnellate di gas. Per intrappolare i 30 miliardi di tonnellate di CO2 prodotti dall’uomo nello stesso anno, quanti filtri si dovrebbero realizzare? E’ un’impresa ciclopica.

Roberto Bencini, geologo ed advisor dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia spiega che è più facile intrappolare la CO2 nel sottosuolo, come già avviene per alcuni impianti d’estrazione di gas naturale e per alcune centrali termoelettriche ove l’anidride carbonica in eccesso viene prelevata, compressa ed iniettata in una falda acquifera profonda. Un altro impianto in Canada, ogni giorno inietta 5.000 tonnellate di CO2 in un giacimento petrolifero a circa 1,6 km. di profondità con il duplice vantaggio d' agevolare l’estrazione del petrolio. Gli studi hanno dimostrato che in questi depositi l’anidride carbonica si autosigilla, reagisce con i silicati e si trasforma in minerali cementando la porosità delle rocce. Si stima che il 99,999% della CO2 rimarrà intrappolata nel sito per almeno 5.000 anni.

La CO2 potrebbe anche essere immagazzinata in fondo agli oceani ove resterebbe ingabbiata dalla pressione.

Progetti estremi, a prima vista fantascientifici, ma che testimoniano la grande corsa in atto per riparare i danni che la componente antropica ha e sta producendo sugli equilibri del pianeta, danni che già molti scienziati considerano irreversibili, preconizzando il peggio, finanche l’estinzione di gran parte delle forme viventi in tempi rapidissimi.

Prima che queste tecnologie s’affermino è necessario che il protocollo di Kyoto fissi nuovi e severi limiti alle emissioni di gas serra giacché i valori a suo tempo previsti non sono più sufficienti a contrastare gli effetti sul clima e soprattutto che ogni Nazione aderisca a questo protocollo, in particolar modo gli Usa e la Cina che sta attraversando una stagione d’enorme e rapidissimo sviluppo con conseguenze devastanti per l’inquinamento. 
Ormai il riscaldamento globale è sotto i nostri occhi e non c’è giorno che i massmedia non ne parlino e, finalmente, una gran parte del mondo scientifico prende in seria considerazione i fenomeni che con una progressione crescente, negli ultimi 30 anni, stanno caratterizzando il clima e gli effetti devastanti che esso produce. Era ora che prendesse forma quell’accelerazione culturale e quella coscienza che dovranno costituirsi a fondamento di un radicale cambiamento a cui l’uomo deve sottostare, pena la sua possibile estinzione. 

Anche il 2006 annovera una triste, lunga e monotona serie di disastri ambientali correlati agli sconvolgimenti climatici che sono passati attraverso i media quasi quotidianamente, finalmente facendo ulteriormente crescere il livello d’attenzione delle popolazioni tutte verso i cataclismi metereologici.
Adesso sono gli scienziati ad alzare la voce, addirittura tre dei più autorevoli gruppi di ricerca hanno anticipato al 2015 la data entro la quale, senza un radicale cambiamento delle politiche delle emissioni di gas, andremo incontro a cambiamenti radicali irreversibili e drammatici pur contrastati da una parte del pensiero scientifico meno catastrofico che pone al centro delle fenomenologia la ciclicità delle ere climatiche. Ma tutti riconoscono l’importanza di cambiare i comportamenti per interrompere un processo che riconosce all’intervento antropico una delle cause più determinanti dei cambiamenti in atto.

Anno 2006.

B15A è il più grande iceberg che si sia mai staccato dalla banchisa antartica. E’ lungo 160 km. Ed è alla deriva. In Colorado un’ondata di gelo che non si ricorda a memoria d’uomo ha messo a rischio la sopravvivenza di molte specie. Anche le aree mediterranee, come nel sud Italia, sono state raggiunte da nevicate senza precedenti. Nello Yutan un fiume in piena cancella un intero paese. La Scozia è colpita da venti che soffiano ad oltre 200 km orari. La Cina è stata ripetutamente scossa da fenomeni di una violenza inaudita. E queste sono solo alcune citazioni di un lungo elenco di tutti i cataclismi che hanno caratterizzato l’anno 2006.

I ghiacciai di tutto il globo si stanno sciogliendo a ritmi che i dati previsti negli scorsi

anni sono stati superati ampiamente.

Di fronte a queste evidenze, ricercatori americani, britannici ed australiani, consultati dall’ONU avvertono che se la temperatura media terrestre continuerà a crescere anche di 1 solo grado, nell’arco di 10 anni il pianeta potrebbe raggiungere il punto di irreversibilità con conseguenze planetarie sull’ecosistema.

Il dato incontestabile su cui sono d’accordo la maggior parte degli studiosi del mondo è che la temperatura della Terra si sia alzata, negli ultimi decenni, in stretto rapporto con l’aumento dell’at-tività umana. Questo aumento della temperatura media non è uguale su tutte le aree del pianeta assumendo valori diversi tra cui una forte variazione nelle aree Artiche ove le temperature stanno determinando un processo di disgelo che ha già fatto crescere il livello degli oceani di oltre 10 cm. E’ una recentissima notizia (dicembre 2006), trasmessa dai mass media, di isole che sono già sparite dalle carte geografiche. Nel Pacifico il fenomeno del El Niño, il riscaldamento superficiale delle acque orientali ed equatoriali dell’oceano è divenuto più frequente, persistente ed intenso. Si prevede che il livello medio dei mari aumenterà di 50 cm. entro il 2050. 
Nelle aree temperate, come il Mediterraneo, l’alternarsi delle stagioni si sta trasformando dandoci inverni meno freddi e più umidi, come questo inverno 2006/2007, ed estati più afose con picchi torridi che si protraggono anche per più settimane producendo migrazioni verso nord di molte specie viventi ed alterazioni profonde degli ecosistemi.

Gli ambientalisti richiamano tutti i governi del mondo a frenare le emissioni di gas serra rivolgendosi in particolar modo a Stati Uniti, India e Cina: queste ultime stanno registrando una forte accelerazione di sviluppo industriale immettendo nell’atmosfera una quantità di gas serra che solo nel 2006 ha azzerato la diminuzione di emissioni raggiunte dai Paesi aderenti al trattato di Kioto negli ultimi 15 anni. Per non parlare del buco nell’ozono che nel 2006 ha raggiunto la massima estensione mai registrata. Ormai è impensabile sfuggire ad una regolamentazione planetaria.

L’ unica concreta speranza per fondare, difendere e tutelare la Democrazia Ecologica rimane la Carta Costituzionale Mondiale, altrimenti con la nostra madre Terra seppelliremo anche le utopie!